Soprannomi

- Ad un primo gruppo appartengono i soprannomi che indicano l'origine e la provenienza di coloro che non vantano natali mondragonesi:

es. a cancellesa, (orig. di Cancello Arnone), ru casalese (orig.di Casale di Principe), ru cirulese (orig. di Cellole), ru faucianese (orig. di Falciano), a furiana (orig.di Forìo d'Ischia), ru giuglianese (originario di Giugliano-NA-) , ru itrano (orig. di Itri), ru mulano (orig. di Mola di Gaeta), paponto (orig. di Ponza), ru puzzulano (origin. di Pozzuoli -NA-), ru rucculano (orig.di Roccamonfina), ru sessano (orig. di Sessa aurunca), tremmenzù (orig. di Tremensuoli), ru triulése (orig.di Trivio -LT-) o di compaesani andati a fare fortuna fuori dall'Italia, come ru mericano, ru tedesco, l'olandese etc..

- Altre persone e, di conseguenza, famiglie vengono indicate con il nome del mestiere o dall'attività artigianale che un componente della famiglia esercitava in passato, anche se oggi nessuno dei discendenti svolge più un simile impegno. È il caso di:

Acchiappauciegli: uccellatore; Ammolaforbice: colui che mola le forbici e le lame in generale (dal lat. mola, dev. di molere "macinare"); Buvàro: bovaro, addetto ai buoi; Caciéglio: cacciatore di uccelli; Cafettiere: barista; Campusantàro: custode del cimitero; Capellàra: che lavora i capelli; parrucchiera o che confeziona parrucche; Caperà: pettinatrice, che va per le case a pettinare le donne; per est. chi è informata sui fatti della gente; Cassusaro: venditore di bibite (gazzose); Catàro: che costruisce e aggiusta i secchi (cato deriva dal latino "cadus"); Cavuciaiuólo: produttore e venditore di calce; Chiappariegli e aulive: venditore di capperi e olive; Crastapurcèlle: chi castra i maiali; Craunàro: carbonaio, chi si occupa della vendita di carbone; Curatino: addetto al latte e, conseguentemente, alla mozzarella - der. da curare il tino; Farinaro: chi vende la farina; Fasularo: chi coltiva i fagioli; Ferracavaglio: maniscalco, fabbro; Ferraro: fabbro; Fonnaùtto: artigiano che aggiusta le botti (lett. Che ricostruisce il fondo delle botti); Fucaiòla: che confeziona i fuochi d'artificio; Janàra: strega, fattucchiera; Janaròne: stregone, mago; da "Dianare", le danze misteriose, fatte in onore di Tiana Tifatina; Lammicco: alambicco; in genere chi gestisce la distilleria; dall'arabo "anbiq" e dal greco"ambix" - tazza; Lupinàro: venditore di lupini; Lupinieglio: coltivatore di lupini; Mannése: falegname di carri, artigiano che costruisce i carri di legno. Il termine deriva da mannàia, scure a lama larga, un tempo usata per la decapitazione - Latino tardo "manua-ria" (m), sottinteso "securem" "scure manuale, da tenere in mano (manum), maneggevole" (da Cortellazzo - Zolli: Dizionario etimologico della lingua italiana); Massaro: coltivatore di un podere (da masserìa); Mastarascio: falegname, maestro d'ascia; Mastacchiette: esistono due possibili motivazioni - La prima è quella dell'artigiano che costruisce i morsi dei cavalli, e la seconda perché faceva le asole ai materassi, da cui mastro occhietti; Matrasciàno: taglialegna, mastro d'ascia che costruiva le "matre" = madie; 'Mbrellaro: venditore di ombrelli; Miezu masto e Meza cucchiara: mezzo mastro-iron. chi non è ancora un mastro; Minurenne: capo degli operai di un'azienda bufalina; Molafuòrbice: arrotino; Mussuraro: che usa il "mussuro"- la falce messoria; Ovaiola: che vende le uova; Pannitto: che vende abiti e tessuti; Parrucchiano:parroco;dal comportamento simile ad un parroco o perché parente di un parroco; dal greco "pàrochos", deriv. da "parèchein" (porgere, somministrare) composto da "para" e "echein" (avere); Parzunale: mezzadro; dal lat. "partionarius" con il suffisso alis; Peromusso: venditore di piede e muso del maiale; Petacciàro: venditore di stracci; Pettenincèlla: pettine che le donne usavano per tenere fermi i capelli; perest. venditrice di pettini e merce varia; Piattàro: venditore di piatti e, in genere, di utensili domestici; Pullaiuolo: che alleva e vende i polli; Putecàro/a: bottegaio/a Putatore: dedito alla potatura delle piante; Rammariéglio: perché vendeva gli utensili di rame; (a) Sciaffèrra: autista (da "chaffeur"); Spaccavricci: perché spaccava le pietre ("vricci") della cava; Speziale: venditore di spezie, farmacista; Siggiàro e Siggìarièglio: che impaglia le sedie; Spurtàro: che costruisce le sporte; Strammàro: che taglia e lavora lo strame, cioè una sorta di erba secca che cresce in montagna; Tabacchiere e Tabaccóne: perché aveva una rivendita di tabacchi; Trazzulàno: perché trasportava "tràzzole" = cràstole, cioè vasi di terracotta, cocci; sull'etimologìa di cràstula sono state avanzate due ipotesi: dal greco "gastra" = vaso di terracotta (da cui è facile l'aggancio all'apparato gastrico digerente) o dal greco "clasma" (plurale "clàsmata") = frammento, che sembra più giustificato perché ,con il termine, si vogliono indicare per lo più i frammenti del vaso; Ugliaruólo: venditore di olio; Ufaràro: bufalaio; Vaccàra: perché vendeva il latte ed era proprietaria di una vacca; Vammana: levatrice; da mammana - lat."mamma-anis" = levatrice.

- Alcuni soprannomi, poi, si rifanno alle caratteristiche fisiche o morali delle persone e ciò con allusioni dirette o indirette.

Anema longa: alto e magro, quasi un fantasma; Arzìculo: ferretto che si infila ai due capi dell'asse della ruota per tenerla ferma; da arzigògolo = espediente ingegnoso e sottile ( di etimo incerto); per est. individuo piccolo e intraprendente; Baffone: dai baffi folti; Baffetèlla: deriv. da baffo; Bambinisso: dal volto belloccio e rubicondo come quello di un bambino; Barracchino: perché capace di parlare a distanza come se fosse in possesso di un baracchino; Barraccuoli: perché abitanti di baracche; Barone: perché amministratore dei terreni di un barone; Buzzo: bolso, debole; dal latino "vulsus" (schiantato) - inizialmente detto del cavallo attaccato da bolsina; Cacaglio: balbuziente (dalla ripetizione sillabica ca-ca,propria di chi tartaglia, che ritorna anche nel francese "cacailler"); Cacciatore: perché era solito "cacciare" i soprannomi agli amici; Candidòzza: perché appoggiava con tanto impegno e dedizione la candidatura di un amico da sembrare di essere candidato in prima persona; Canonico: furbo ma buono d'aspetto;

- Talvolta i soprannomi sono comuni a più persone e risultano derivanti da modi di dire, come :

Deo gratias: espressione usata da chi vuole commentare un pericolo scampato o una felice conclusione di una vicenda; l'espressione, in realtà,è la forma accorciata di "Deo gratias agimus" (rendiamo grazie a Dio) che è una formula liturgica di ringraziamento al termine di alcune parti della Messa; Farisèo: falso e ipocrita che guarda più alla forma che alla sostanza delle azioni;dal lat.tardo"pharisaeus" e dall'aramaico"Perishyya" che significa separato; Inter nos:chi usa pronunziare spesso questa locuzione latina che significa "tra noi", "in confidenza"; Galoppino:era il "messo" della chanson de geste, da cui deriva il galoppino elettorale; Jucàle: figura popolare che impersona lo sciocco. È una figura di origine araba proverbiale in tutti i paesi mediterranei (sicil. "Giura", calabrese "jugale", campano "jucàle"); Libro stampato: con ironia è chiamato chi parla in modo forbito , convinto sempre di possedere competenza e certezze; Lòcena: pezzo di carne posto sulla schiena del bue, al di sotto del collo e al limite della clavlcola; deriva dal greco "logainon". Si tratta quindi di carne poco pregiata, di terzo taglio e quindi, metaforicamente, il termine vuole significare una donna ossuta e segaligna; Oracolo:chi ritiene di essere il depositario di verità e sempre infallibile; l'oracolo era nell'antichità il responso che gli dei davano sul futuro, quando erano interpellati; Paraustiéglio: deriva dalla voce spagnola: "para Usted" (omaggio alla vostra persona) per indicare chi è particolarmente cerimonioso; famoso il detto: "se n'è venuto cu chella paraustella" = ha fatto un po' di moine; Prìncipe azzurro: un giovane che, per la sua bellezza, così era stato chiamato dalla mamma e, in seguito, da tutti ; nell'uso comune era lo sposo ideale delle favole. Purcèlla: piccola scrofa; famoso il detto: "avutà a purcèlla" che allusivamente sta a significare "girare a vuoto senza venire al dunque"; Scicchignacche 'int'a butteglia: diavoletto di Cartesio;il termine è di origine onomatopeica e rappresenta una figura cava, a forma di diavolo, forata alla base e galleggiante in un cilindro di vetro, pieno d'acqua, chiuso al di sopra da una membrana elastica; premendo su questa, l'acqua penetra nel diavoletto e lo fa andare a fondo,mentre,quando cessa la pressione,l'espulsione dell'acqua dall'interno, ad opera dell'aria precedentemente compressa, ne provoca la risalita; in genere è un epiteto rivolto a chi è particolarmente goffo e ridicolo, simile appunto al diavoletto; Sette commise: un tale, ogni volta che si cimentava in un lavoro, lo faceva con un impegno tale che gli faceva sudare sette camicie,da cui il nome; nella locuzione comunque il numero sette, secondo la tradizione orientale biblica, rappresenta la perfezione, tanto è vero che i savi erano sette, sette i peccati capitali e sette i doni dello Spirito Santo; Sfìnge: chi ha un aspetto ed un'espressione enigmatica che non si riesce a comprendere; Tirò farò: "dirò e farò" locuzione usata per indicare uno che fa grandi promesse e grandi discorsi, ma poi non fa seguire alle parole l'azione; Urdema rota:un giovane non riusciva mai a far valere il suo punto di vista nella sua comitiva di amici e, per la sua incapacità cronica di prendere decisioni, era chiamato "urdema rota" (ultima ruota); in senso figurato il termine significa non contare nulla,in analogìa alla quinta ruota,o ruota di scorta, del carro agricolo che i contadini talvolta si portavano dietro per ogni evenienza; Vangelo: chi presume o è stimato essere capace di conoscere sempre la verità, in ogni circostanza. Infatti la religione cristiana identifica la verità col Vangelo.