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Storia Della Città Di Mondragone

Oggi e'    -   Benvenuti su "Pro Loco Mondragone" Corso Umberto I Mondragone (Caserta)   Tel. 0823-974123 Cell. 329-5748277  

Le origini di questa città, situata tra la piana del Volturno e quella del Garigliano, risalgono all'epoca Quaternaria e i primi abitanti della zona , dopo il periodo neolitico, furono gli Aurunci. Questi vivevano in villaggi sparsi sul territorio, privi di fortificazioni e quindi furono facile preda dei Romani che li sopraffecero e nel 296 a.C. fondarono la colonia di Sinuessa ,in prossimità dei colli di Vescia, là dove c'era la città greca di Sinope. Fin dal II secolo, pur essendo parte integrante dello stato, Sinuessa dovette godere di una larga autonomia amministrativa ed avere un proprio ordinamento modellato su quello di Roma. Infatti il potere vi era esercitato da due magistrati, detti duoviri o praetores, o anche praetores duoviri che esercitavano potere censorio . La particolare feracità del suolo e la vicinanza del mare fecero sì che in poco tempo la colonia si popolò, attirando diversi cittadini e arrivando a contenerne “non meno di 4000 e non più di 9000 “ nella zona pianeggiante.

A partire poi dal II secolo a.C.le abitazioni cominciarono ad occupare anche le quote più elevate del Petrino e del Massico sui quali monti cominciò a diffondersi la coltura della vite , introdotta secondo alcuni dai popoli Aminei della Tessaglia . In poco tempo la produzione vinicola del FALERNO raggiunse risultati molto rilevanti e la città cominciò a godere di larga rinomanza.

La ricchezza della città , comunque, non fu legata solo alla produzione del vino ma anche a quella dei cereali , dell'ulivo e dell'allevamento del bestiame , come è attestato dall'esistenza di un formaggio tipico tanto rinomato presso i poeti latini , il “caedicius”. Tutti questi prodotti facevano la ricchezza dei Sinuessani , perché , ogni qualvolta sbarcavano nel nostro paese le navi che provenivano dall'Oriente , i loro carichi di spezie , frutta esotica e stoffe di seta , diventavano merce di scambio. A ciò si aggiunga poi la Via Appia , la “Regina Viarum”, attraversava la zona all'altezza del miglio CVI della strada Consolare e questo facilitò molto gli scambi commerciali e turistici . Molti cittadini romani , infatti , politici , ricchi commercianti , imprenditori , fecero a gara per costruirsi ville ed abitazioni per le vacanze , come il poeta Turpilio , Cicerone e Narciso ( il liberto di Claudio) , Ofonio Tigellino (il crudele Prefetto del Pretorio) e , in breve , Sinuessa divenne un centro turistico molto rinomato , anche per le proprietà altamente curative delle sue Terme, adatte , secondo la tradizione , non solo a curare la sterilità nelle donne ma anche le malattie mentali.
Fu molto importante e sentito il culto di Venere che , secondo Diodoro Siculo , fu introdotto dai Tespiadi della Beozia , cui è dovuta l'origine di Sinope.Esso subì diverse trasformazioni , passando da un significato profondamente legato al mito antico che si ispirava ai concetti della natura , al mito di Anadiomene , dea cioè che personifica la bellezza , l'amore e regola e protegge gli amori terreni .Così il culto della dea ebbe molta influenza nella vita della città , chiamata non senza ragione “ mollis” da Marziale e nel cui cielo , secondo Ovidio , si muovevano bianchi colombi che , per il loro forte istinto sessuale , erano sacri alla dea.

Nel I sec. d. C. la città raggiunse il più alto splendore anche per l'inaugurazione di un altro importantissimo nodo stradale , la Domitiana ( 96 d. C.) , ma dal III sec. d.C. cominciò lentamente la sua decadenza , dovuta sicuramente ad una forte crisi dell'agricoltura e ad un sensibile calo del flusso turistico.

Nel 375 d. C. subì enormi danni a causa di un catastrofico terremoto e i sopravvissuti , anche per trovare scampo dalle continue invasioni barbariche , si rifugiarono sulle pendici del monte Petrino , dove edificarono un villaggio fortificato e la Rocca Petrina , nella quale fu trasferita la sede vescovile di Sinuessa , con le reliquie dei santi. Quest'ultima però dovette subire saccheggi e distruzioni da parte dei Goti di Alarico (410), dei Vandali di Genserico e durante la guerra greco-gotica , durata circa 20 anni . Con la venuta dei Longobardi , essa fu definitivamente abitata e ,sulla costa dello stesso monte , fu fatto risorgere l'antico e rovinato villaggio romano –il Petrinum- in prossimità della Via Appia , là dove questa rasentava il monte.

Questo villaggio costituiva la residenza dei terrazzani , servi della gleba , che di lì erano più vicini alla coltura dei sottostanti campi e , nello stesso tempo , pronti a rifugiarsi nella Rocca , in caso di attacco di sorpresa da parte dei saraceni . Questi , infatti , nulla potevano contro l'imponente costruzione che si ergeva minacciosa e sicura per i contadini della zona e allora si limitavano a scorrazzare per le terre sottostanti , bruciando e devastando tutto quello che incontravano sul loro cammino .

Dalla seconda metà del VII sec.d.C. la Rocca legò il suo destino al Gastaldato di Carinola e , insieme , dipesero dalla contea di Capua che , a sua volta , dipendeva dal Ducato di Benevento, fino a Landolfo I , Conte di Capua nel 840.

Alla morte di quest'ultimo , il territorio della Contea fu diviso tra i suoi nipoti e Landone II fu signore di Carinola e Mondragone .Ma ben presto tra gli eredi sorse una contesa tanto sanguinosa che alcuni di loro ,per sconfiggere gli odiati parenti ,

non esitarono a fare ricorso all'aiuto dei saraceni che in quel periodo scorrazzavano per le nostre contrade e con essi commettere le violenze più atroci .